Cybersquatting e domain grabbing: cosa sono?

Postato in data 6 Luglio 2026 da Riccardo Esposito

Molti webmaster ragionano come non ci fosse alcuna minaccia esterna. Non è una colpa, solo inesperienza o troppa buona fede nei confronti del mondo esterno. Acquistano un dominio e procedono senza considerare che in qualsiasi momento potrebbero essere preda del cybersquatting e del domain grabbing. Magari pensano prima a evitare altre minacce, come malware e attacchi DDoS.

Cybersquatting e domain grabbing

Certo, la sicurezza del server e del CMS viene prima di tutto. Però non dobbiamo dimenticare che anche il dominio internet ha i suoi punti deboli. E ci sono persone in grado di danneggiare la tua attività operando in modo poco onesto nei confronti di questa tua proprietà informatica. I casi di cybersquatting e domain grabbing sono emblematici. Sai di cosa parlo? Continua a leggere per avere una panoramica chiara.

Cybersquatting, una definizione

Il cybersquatting è un atto di pirateria informatica concentrato sui domini internet. Nello specifico, comprende il registrare, vendere o utilizzare un nome di dominio con l’obiettivo di guadagnare – in modo scorretto o in mala fede – sul marchio o sul nome di qualcun altro. In estrema sintesi, possiamo dire che il cybersquatting consiste nell’accaparrarsi il nome dominio che dovrebbe interessare un’azienda, nello specifico un marchio registrato, per poi rivenderlo a caro prezzo al legittimo proprietario.

Qual è la differenza con il domain grabbing?

Spesso questi termini vengono utilizzati come sinonimi, in realtà ci sono delle differenze concettuali importanti perché il domain grabbing è un concetto più ampio e strutturato rispetto al cybersquatting. Mentre quest’ultimo si concentra sulla singola entità – un nome famoso, un brand – il secondo riguarda l’acquistare in massa nomi di dominio generici, parole di uso comune, trend emergenti o nomi commerciali non ancora registrati, al solo scopo di rivenderli all’asta o al miglior offerente. Ecco una scheda di sintesi per evitare confusioni:

CaratteristicaCybersquattingDomain grabbing
ObiettivoMarchi registrati, brevetti o nomi di celebrità.Parole generiche, trend, settori commerciali o marchi non ancora tutelati.
LegalitàQuasi sempre illegale o sanzionabile (violazione della proprietà intellettuale).Spesso legale (se si tratta di parole generiche, è considerata libera iniziativa commerciale).
DifesaÈ facile riottenerlo tramite arbitrato (ICANN/UDRP) dimostrando il diritto al marchio.È molto difficile riottenerlo gratis; spesso l’unica soluzione è comprarlo dal proprietario.

Perché fare cybersquatting: le motivazioni

Il cybersquatter – ovvero la persona che agisce attraverso questa tecnica – si muove per effettuare un lavoro di estorsione e rivendita. Registra il dominio e poi contatta l’azienda o il proprietario del marchio per rivenderglielo a cifre astronomiche. In alcuni casi si decide di operare diversamente.

Si sfrutta la notorietà del marchio per attirare visitatori sul sito, che si appoggia al dominio oggetto di cybersquatting, guadagnando attraverso banner pubblicitari o link di affiliazione. Peggio ancora: si creano siti copia identici a quelli originali per ingannare gli utenti, rubare dati personali, credenziali di accesso o vendere prodotti contraffatti. In pratica: si utilizza il cybersquatting per fare phishing.

Come fare cybersquatting e domain grabbing

Partiamo da un presupposto chiaro: non parliamo di attività semplici, e neanche di azioni tutelate dalla legge anche se – in alcuni casi – si procede ai limiti della legalità. Soprattutto quando assistiamo a casi di cybersquatting in buona fede. In ogni caso, chi opera in questo settore mette in pratica tecniche ben precise e strutturate. Le dinamiche principali riguardano, in primo luogo, l’accaparramento preventivo monitorando le tendenze, i nuovi prodotti tecnologici o le parole chiave in forte ascesa per registrare i domini corrispondenti prima che lo facciano le aziende.

I più attenti utilizzano software di drop catching o domain sniping per acquistare un dominio un istante dopo la sua scadenza, se il proprietario precedente si è dimenticato di rinnovarlo, per poi rivenderglielo. Però, in molti casi, questo processo si basa anche su tecniche manuali e artigianali come la registrazione di EMD come hotelroma.it, assicurazionionline.com o autoelettriche.net che non violano nessun marchio specifico, ma hanno un enorme valore commerciale.

Oppure, alzando l’asticella del rischio, si procede con il typosquatting o URL hijacking che puntano agli errori di battitura degli utenti. Ad esempio, potresti registrare gogle.com o facebok.com sperando che qualcuno sbagli a digitare l’indirizzo. Oppure tenti la sorte e aggiungi parole chiave al marchio originale, come assistenza-marchio.com o offerte-brand.it, per far sembrare il sito ufficiale.

Altra soluzione decisamente borderline che ho visto molte volte nella mia attività quotidiana online: bloccare un sottodominio con il nome di un brand famoso come, ad esempio, apple.miodominio.com. Commettendo, automaticamente, un illecito evidente.

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Come difendersi da queste tecniche aggressive

Un punto di partenza che devi sempre considerare: nessuno ti proteggerà sempre e comunque da un attacco di questo tipo. Nel senso che ci potrebbero essere migliaia di soluzioni che potrebbero, in qualche modo, minacciare il tuo nome brand online. Il primo passo per tutelare il marchio è il lavoro di brand protection con l’acquisto delle varie estensioni principali (almeno .it e .com) e dei refusi comuni.

In questo modo puoi fare redirect 301 sul dominio principale e preservare un primo livello di attacco. Secondo passaggio: affidarti a un provider, come Serverplan, con un robusto sistema di alert e reminder che rende praticamente impossibile dimenticare di confermare il dominio. Basta dare uno sguardo alle recensioni su Trustpilot per leggere le testimonianze dei nostri clienti che ci ringraziano di aver avvisato in tutti i modi possibili della dimenticanza. Una dimenticanza che può costare cara all’azienda che si ritrova senza dominio. E quindi con il sito web che tornerà online solo riacquistando il dominio a prezzo maggiorato.

Centinaia di estensioni disponibili e gestione DNS semplificata

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Registrare il marchio per ottenere un livello di tutela differente. Ad esempio, puoi sfruttare la procedura UDRP (Uniform Domain-Name Dispute-Resolution Policy) gestita dall’ICANN. Questa soluzione ti permette di riottenere un dominio se dimostri che è identico o simile al marchio che hai messo al sicuro.

Quindi, l’attuale proprietario non ha diritti sul dominio registrato e che lo ha bloccato in malafede: deve tornare nelle tue mani. Esiste anche una procedura per i domini .it sempre se si riesce a dimostrare che quello che hai perso è un dominio collegato al tuo marchio. Ma è chiaro che il primo metodo per contrastare cybersquatting e domain grabbing è la prevenzione che ti spinge a registrare i principali top level domain – sia ccTLD che gTLD – e a monitorare con cura le scadenze.

Riccardo Esposito
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