Ci sono diversi modi per evitare i carrelli abbandonati di un e-commerce e recuperare i clienti che erano arrivati alla fine dell’acquisto. E che hanno deciso di cambiare idea. Diciamolo chiaramente: la fase di check-out in cui l’utente tira le somme e paga con la carta di credito è una delle più delicate.

Ci sono tanti fattori da valutare, chi compra si sente vulnerabile e in alcuni casi – soprattutto sui siti web nuovi – c’è quasi il timore che tutto possa andare storto. Ecco perché Amazon automatizza e velocizza tutto. Il primo consiglio in questi casi è l’acquisto d un hosting per e-commerce veloce.
Perché ci concentriamo sul server? Ti serve per garantire tempi di esecuzione rapidi e stabilità. Lavorare con dischi SSD, HTTP/2, HTTP Keep Alive e versioni aggiornate di PHP ti dà la certezza necessaria per rendere il pagamento più semplice agli occhi dei clienti che stanno per chiudere il percorso.
Ma è vero che, in alcuni casi, devi comunque recuperare carrelli abbandonati di un e-commerce, a prescindere da tutti i passaggi tecnici andati a buon fine. Quai sono le strategie utili? Ecco una serie di attività che ti aiuteranno a raggiungere chi ha già mostrato un forte interesse per i tuoi prodotti.
La prima strategia utile per recuperare gli utenti che non hanno acquistato ma hanno riempito il carrello dell’e-commerce: l’email marketing. Ovvero una serie di strategie necessarie per convincere gli acquirenti a riprendere in considerazione gli acquisti lasciati in sospeso sul sito web.
Questa tecnica ha come punto di partenza il contatto di posta elettronica, se hai l’indirizzo e hai tracciato il comportamento dell’utente puoi inviare messaggi per ricordare che c’è ancora qualcosa in sospeso.
La ricerca citata da Shopify mostra che il retargeting via email può ridurre l’abbandono del carrello del 6,5% e aumentare le vendite online di quasi il 20%. Tutto questo significa che puoi utilizzare delle strategie per ottimizzare gli acquisti. Come? Con questa guida dedicata al recupero carrelli abbandonati con l’email marketing. Qui puoi iniziare il tuo lavoro di remarketing strategico.
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Entriamo subito nel vivo delle tecniche per riprendere i contatti che stavano per acquistare e hanno deciso di tornare indietro. Inizio con una soluzione che affonda le radici nel retargeting: il circuito display advertising di Google. Infatti, con questa soluzione utilizziamo i dati registrati grazie ai pixel di tracciamento preventivamente installati sul tuo web per recuperare i percorsi fatti dal browser dell’utente. Come funziona tutto ciò?
The current stats indicate that 3 out of 4 consumers now notice retargeted Ad.
www.invespcro.com
Anche se in forma anonima, sappiamo cosa ha visitato e cosa stava per acquistare quella persona. Quindi sfruttiamo Google Ads per far apparire negli spazi pubblicitari di altri siti web gli annunci rivolti a quei prodotti che sono già nel carrello. Questa è una tecnica fondamentale se non conosciamo l’email del cliente. La differenza tra remarketing e retargeting, infatti, è proprio questa: nel primo caso hai un contatto diretto con il cliente.
Per chi non ha mai sentito parlare di questa soluzione, un Exit Intent Pop-up è un messaggio che appare sullo schermo dell’utente nel momento in cui si avvicina al comando per uscire dalla pagina. Tipo quello che si trova in alto a sinistra del browser per tornare indietro o chiudere il programma.
Sì, stiamo parlando di un recupero del carrello di un e-commerce quando l’utente è ancora caldo e si può ancora far leva su un’emotività diretta. Magari basta un piccolo incentivo per evitare che lo shopping cart resti fermo per così tanto tempo che alla fine viene completamente dimenticato.

Quindi, per evitare che l’utente lasci il sito web senza effettuare acquisti puoi aggiungere dei plugin per realizzare degli Exit Intent Pop-up e mostrarli nel momento in cui provi a uscire senza acquistare. Questo può portare, come suggerisce popupsmart.com, un un aumento del 4,1% in termini di conversioni di vendita. Di sicuro una delle estensioni migliori per questo tipo di lavoro è Optinmonster, perfetto anche per Woocommerce.
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Qualcosa di molto simile lo puoi fare con il social network più famoso del web: Facebook consente di creare delle campagne advertising rivolte al retargeting. Anche in questo caso hai a disposizione un pixel di tracciamento da installare sul sito web (lo puoi fare con il Google Tag Manager) in modo da registrare il comportamento del pubblico. Che prova ad acquistare, inserisce prodotti nel carrello e poi lo abbandona. Come recuperarlo?
Facendo apparire sulle varie sezioni dell’universo Meta (Facebook, Messenger, Instagram) delle sponsorizzate che ricordano al tuo potenziale cliente che ha qualcosa da riprendere sul tuo e-commerce. Puoi procedere utilizzando liste di clienti già noti approdando al mondo del remarketing, anche se in questo caso esistono altre soluzioni decisive. In ogni caso puoi approfondire sul sito web ufficiale.
Il check-out viene abbandonato per diversi motivi. A volte è colpa dell’imprenditore che non manifesta in modo chiaro i costi del prodotto più le spese e le tasse, sperando in un effetto sorpresa sul prezzo. In altri casi, invece, il cliente non vuole lasciare il sito ma viene costretto:
Non sei in un negozio fisico ma su un ecommerce, un ecosistema con un equilibrio labile. Di conseguenza l’email marketing pensato per recuperare carrelli abbandonati può fare la differenza. E aiutare chi vende online a migliorare il fatturato (ottimo risultato).
C’è una vera e propria arte dietro al mondo dei messaggi di posta elettronica per recuperare vendite perse o messe in disparte. Ad esempio devi considerare i tempi: conviene aspettare un po’ prima di inviare il primo messaggio? L’idea è quella di non insistere ma, al tempo stesso, devi essere capace di cavalcare l’interesse non ancora sopito. Quindi puoi mandare:
Per ottimizzare questo puoi aggiungere tutto ciò che può portare l’utente a scegliere la tua opzione. Sto parlando degli incentivi necessari per prendere una decisione a tuo favore:
Questi elementi possono sempre fare la differenza, nel lavoro di ottimizzazione delle schede prodotto ma anche nelle email per carrelli abbandonati. Ricorda di personalizzare le recensioni con foto e nome dell’autore, aggiungi le call to action in modo chiaro.
Per attivare un lavoro di email marketing dedicato al recupero vendite a causa di carrello abbandonati puoi usare diverse piattaforme. La soluzione più semplice e immediata: sfruttare le estensioni dei vari CMS per attivare questo servizio. Qualche esempio:
Hai un ecommerce su WordPress generato grazie al plugin Woocommerce? Questa soluzione ti consente di creare un promemoria e-mail automatico da inviare ai clienti che hanno aggiunto i prodotti al carrello, ma non hanno completato l’ordine.
Con quest’estensione è possibile inviare automaticamente e-mail per recuperare i carrelli abbandonati. Puoi offrire sconti nella tua email, solo per fare un esempio, e gestire – abilitare, disabilitare, eliminare – le regole in blocco utilizzando le azioni di massa. Inoltre, è possibile specificare le condizioni per i coupon promozionali che devono essere inviati ai clienti.
Offre tutti i privilegi di un plugin che consente di ricordare ai clienti che ci sono prodotti non acquistati nel carrello. Interessante: sfrutta le notifiche via browser e una barra per avvisare con maggior efficienza l’utente di un ordine in sospeso.
Questa stringa di contenuto è, come sempre, fondamentale per migliorare l’efficacia di un messaggio di posta elettronica. Questo è vero per diversi motivi che devi approfondire.
L’oggetto email anticipa il lavoro che hai svolto, e soprattutto da mobile consente a chi legge di prendere una decisione. Quali sono le regole base per scrivere un buon oggetto email?
Quest’ultimo punto è vero soprattutto se ragioni da mobile: qui sono le prime due o tre parole a dare il senso della comunicazione. E l’oggetto email per recuperare carrelli abbandonati non va in direzioni differenti: comunica subito cosa stai inviando, anticipa all’utente che qui troverà un riepilogo di ciò che ha ordinato e ha dimenticato nello shopping cart. E niente spam
Ci sono alcuni esempi decisivi per capire come scrivere un’email per recupero carrelli. Ho preso qualche riferimento dal sito di Shopify, cercando di allineare gli esempi con determinate virtù che puoi trovare sempre utili quando scrivi un contenuto del genere.
Il primo punto da elencare, secondo me, è la semplicità. Non devi usare quest’email per comunicare mille aspetti diversi e poi fare anche recupero delle vendite: quest’ultimo è il tuo obiettivo, non distrarre l’attenzione da questo passaggio. Guarda l’esempio in basso.

Come puoi vedere basta poco per essere efficace: un copy diretto con fonte evidente, call to action in prima linea e bottone da cliccare. Ma non è sufficiente, vero? Vuoi qualcosa in più.
Puoi ottenere buoni risultati se aggiungi un’offerta all’email di riepilogo. Soprattutto in quelle successiva al primo reminder, quando ti rendi conto che la mancata vendita non è dovuta a un problema momentaneo o non voluto. In questo caso l’utente sta pensando se acquistare o meno e tu puoi aiutarlo a decidere con un’offerta. Ecco come puoi lavorare.

Come vedi quest’email ha usato un template minimalista, un semplice testo su fondo bianco che ricorda la classica email mandata da un client qualsiasi. Funziona? Dipende, i vari esempi di email per recupero vendite possono essere solo un punto di partenza per la tua strategia.
Se vuoi ottenere un grande risultato dalla tua attività di email marketing strategico applicata all’ecommerce hai solo una strada da seguire: quella del test. Solo provando nuove soluzioni puoi capire qual è la strada migliore per il tuo lavoro di vendita online.
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Non puoi evitare questo punto: riprendere i potenziali acquirenti prima che vadano via definitivamente è un buon modo per aumentare i profitti. Avere un tasso di abbandono sul proprio sito è normale, ma non puoi lasciare che questo punto diventi la base. Non credi?