Navigazione a faccette: cos’è e come funziona

Postato in data 19 Gennaio 2023 da Riccardo Esposito

Quando si studia il metodo per organizzare il menu di un sito web si dovrebbe valutare la navigazione a faccette. Vale per tutti i progetti? No, solo quelli più imponenti dal punto di vista del numero di pagine e con determinate caratteristiche strutturali. Per sintetizzare, la navigazione a faccette è perfetta per gli e-commerce.

Navigazione a faccette: cos'è e come influenza la SEO

Questo perché la navigazione multidimensionale (nome alternativo) consente di agire su un sistema di filtraggio. Non procedo seguendo la logica delle etichette del menu ma agisco sui filtri per arrivare a ciò che cerco. Vuoi approfondire il tema? Continua a leggere per avere maggiori informazioni sull’argomento.

Cos’è la navigazione a faccette, definizione

La navigazione a faccette, nota anche come Faceted Navigation, è un sistema che permette al pubblico di un sito web di raggiungere le risorse utili grazie a un meccanismo di filtri.

Lo scopo su un e-commerce è quello di permettere il raggiungimento della risorsa giusta nel modo più semplice possibile, evitando un inutile passaggio di una pagina all’altra che potrebbe portare a un rapido abbandono del portale.

Le azioni sono svolte da una serie di opzioni che vendono spuntate e, automaticamente, portano all’esclusione di pagine web che non servono all’utente fino a raggiungere solo ciò che sta cercando. Come puoi facilmente intuire, questa ricerca a faccette si applica per i grandi portali e-commerce e di prenotazione hotel.

Da leggere: WooCommerce, guida al plugin WordPress per creare e-commerce

Come funziona questo tipo di navigazione?

La logica che si applica per la navigazione multidimensionale è quella del sistema di filtraggio che ti consente di trovare il prodotto o il servizio che ti serve. Ad esempio, se voglio prenotare un hotel a Roma ho queste opzioni:

  • Centrale.
  • Economico.
  • Parcheggio.
  • Ristorante.
  • Piscina.
  • SPA.

E altro ancora. Io seleziono le voci che mi interessano e il portale mi restituisce una pagina di risultati con tutti gli hotel che corrispondono alle caratteristiche espresse. Quindi, possiamo aggiungere che i valori di una navigazione a faccette non sono uguali per ogni portale ma cambiano in base non solo all’argomento.

Alcuni esempi di navigazione a faccette

Per capire quali sono i parametri di questo metodo di organizzazione delle pagine e di navigazione interna possiamo usare degli esempi per capire come si muovono i brand. Ecco la soluzione di Booking.com.

Navigazione a faccette

Come puoi vedere, le sezioni di navigazione vengono divise per blocchi. Lo stesso si può dire per il secondo esempio noto vale a dire Amazon: uno dei portali che ha saputo sfruttare meglio questo tipo di organizzazione.

Un dettaglio da aggiungere: nel caso di Amazon abbiamo anche una voce unica nel menu di navigazione a faccette: la possibilità di filtrare utilizzando la presenza del tag Prime. Con questa spunta, infatti, vediamo solo i prodotti inclusi in questo circuito. E con tutti i vantaggi di una spedizione rapida senza costi aggiuntivi.

I vantaggi della navigazione a faccette

I motivi che dovrebbero spingerti a considerare questa realtà sono semplici. In primo luogo c’è la soddisfazione dell’utente: nei portali molto grandi con decine di migliaia di schede prodotto, trovare la combinazione giusta per il singolo utente è praticamente impossibile senza un sistema di navigazione del genere.

Se vuoi abbattere l’abbandono del sito web e aumentare il numero di conversioni può essere una soluzione importante. Inoltre, con una gestione SEO adeguata questa possibilità è utile aumentare le occasioni di posizionamento. Ma puoi facilmente capire che i filtri non sono privi di rischi.

Faceted Navigation: problemi per la SEO

Come puoi facilmente immaginare, questo tipo di navigazione da un lato risolve il problema dei portali troppo grandi e dispersivi che non riescono a far muovere l’utente in modo adeguato tra le varie risorse; dall’altro però rischia di creare evidenti danni dal punto di vista dell’ottimizzazione dei motori di ricerca. Qualche esempio?

  • Possibilità di creare contenuti duplicati.
  • Indicizzazione di pagine inutili.
  • Spreco infinito di crawl budget.

In sintesi, ogni filtro aggiunge una variabile all’URL e c’è il rischio che Google indicizzi tutto creando cannibalizzazioni, spreco di crawl budget e relativo calo di traffico dovuto a problemi di struttura.

Quali soluzioni mettere in campo? Diciamo che per avere una risposta effettiva si dovrebbero analizzare le caratteristiche del singolo progetto ma di solito le alternative sono chiare: se possibile definisci le pagine utili attraverso il rel canonical, altrimenti usa il robots.txt per escludere dall’indicizzazione tutte le URL con determinati parametri, se invece vuoi agire nel dettaglio puoi usare il tag noindex. Ma tutto dipende dalle circostanze.

Clicca per votare questo articolo!
[Voti totali: 0 Media: 0]

Discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *