Ci sono diversi parametri che ti consentono di capire se un sito web è in buona salute e se sta performando bene, per questo abbiamo deciso di definire una buona volta i possibili KPI. Sono i key performance indicator: elementi numerici che ti consentono di avere un riferimento oggettivo di ciò che sta succedendo. Obiettivo finale? Migliorare sempre, un passo alla volta ma senza fermarsi mai.

Ci sono anche diversi strumenti ufficiali – e gratuiti – per monitorare questi KPI per il sito web. L’importante non è solo saper usare i vari Pagespeed Insight e Search Console: devi anche capire cosa monitorare sempre, quotidianamente; e cosa, invece, utilizzare all’occorrenza. Ci sono decine di metriche che possono descrivere l’andamento del tuo sito web, non tutte sono indispensabili.
In questo articolo ti descrivo quelli che sono i KPI. Ovvero i numeri imprescindibili per valutare l’andamento del tuo portale. Senza dimenticare che esistono anche diversi KPI per la user e la content experience che devi comunque tenere sotto controllo.
Chiaro, è il KPI più semplice e immediato che si possa immaginare. Non ci dice tanto, rischiamo di considerare le visite come un indicatore essenziale ma può diventare solo una vanity metric. Cioè un elemento che alimenta l’ego ma non descrive la bontà del lavoro svolto.
In realtà, se osserviamo le visite web con il giusto distacco tutto diventa più chiaro. In primo luogo, le visite ci permettono di capire se tutto procede al meglio, se il sito web sta affrontando una fase di calo stagionale o se c’è una penalizzazione in atto sull’intero dominio.
O magari è solo la singola pagina ad aver perso traffico. Insomma, iniziamo a guardare le metriche dei Google Analytics con il giusto distacco: i visitatori unici delle pagine web sono importanti se non consideri questo KPI come il punto di arrivo del tuo percorso.
Tempi di permanenza sul sito e sulle singole pagine: qui andiamo verso KPI del sito web decisamente più interessanti perché iniziamo a considerare anche la capacità dei contenuti di interessare e trattenere il nostro pubblico. Se noti dei tempi di permanenza bassi devi preoccuparti, a meno che il tuo sito web non includa un utilizzo di base. Come può essere il meteo: vedo come è il tempo e vado via.
Ma se i miei contenuti sono lunghi e approfonditi ma le persone visitano le pagine per 3 secondi e vanno via stai dando cattivi segnali a Google. Che interpreta queste fughe come una non soddisfazione generale del pubblico, un dato che può influenzare anche il ranking.
Come avviene, ad esempio, con il pogo sticking. Cosa causa un tempo di permanenza basso? Anche un tempo di caricamento lento, le persone non amano aspettare. Ecco perché devi utilizzare, in prima battuta, un hosting che garantisca tempi di caricamento bassi.
Il tasso di coinvolgimento registrato da Google Analytics. L’engagement rate indica la percentuale di sessioni in cui gli utenti interagiscono attivamente con il sito web, superando la visita passiva. Grazie a GA4 puoi registrare questa metrica sostituendo la classica frequenza di rimbalzo (o bounce rate) che si limitava a registrare se un utente abbandonava una pagina senza aprirne una seconda. L’engagement rate prova a registrare il reale interesse del visitatore perché dovrebbe rispettare almeno uno di questi tre criteri.
Quali sono questi parametri? L’utente rimane sulla pagina per almeno 10 secondi, visualizza 2 o più pagine, genera almeno un evento di conversione come un invio nel form, il download di una risorsa, un clic su un pulsante CTA. Monitorare l’engagement rate è fondamentale per capire se la struttura dell’interfaccia e la qualità dei contenuti rispondono davvero al search intent dell’utente.
Hosting gestito: veloce, affidabile, performante
Un valore elevato indica che il sito trattiene l’attenzione del pubblico e facilita il percorso verso la conversione. Conversione che ha bisogno anche di un’attenzione in più per migliorare la velocità di caricamento. Un sito lento genera un’immediata frizione cognitiva, aumenta drasticamente il tasso di abbandono prima ancora che la pagina sia consultata e penalizza l’efficienza complessiva.
Il tasso di conversione, noto anche come conversion rate, è la metrica standard per misurare la capacità di un sito di trasformare il traffico in un valore concreto per la tua azienda. Mentre i KPI di un sito web che registrano il traffico misurano solo la quantità, il tasso di conversione misura l’efficienza di persuasione e usabilità della piattaforma. Un errore che ben conosciamo è quello che ci spinge a valutare la conversione solo in base alla vendita. In realtà, il percorso dell’utente si articola su due livelli: macro-conversioni che includono acquisto, richiesta di preventivo, richiesta da parte di un lead qualificato, prenotazione e micro-conversioni.
Ovvero, azioni intermedie che segnalano la progressione lungo il funnel di vendita come l’aggiunta al carrello o il salvataggio nella wishlist, l’iscrizione alla newsletter, il download di un white paper o l’utilizzo del calcolatore integrato. Grazie alle moderne piattaforme di analytics possiamo utilizzare due metriche: session CR per misurare la capacità immediata di ciascuna visita di generare una conversione e user CR che è utile per settori a lungo ciclo decisionale in cui un utente visita il sito 4 o 5 volte prima di inviare un form.
Non tutti i siti web sono uguali e i KPI sono differenti. Quindi, è fondamentale associare a ciascuna tipologia di piattaforma digitale i propri indicatori chiave di prestazione. Le differenze sono chiare: un e-commerce focalizzerà l’attenzione sul rendimento economico immediato, una testata editoriale o un sito aziendale punterà sulla fidelizzazione e la fruibilità dei contenuti.
| Tipologia di sito | KPI importanti |
| E-commerce | Tasso di conversione, AOV, abbandono del carrello, ROAS, CPA. |
| Sito B2B per lead generation | Numero di lead qualificati, tasso di conversione del form, costo per lead (CPL). |
| Blog o testata giornalistica | Pagine viste, utenti unici, tempo di permanenza, tasso di iscrizione alla newsletter. |
| Sito corporate | Frequenza di ritorno, engagement rate, pagine per sessione. |
La tabella che ho preparato in alto prova a fare chiarezza su questo punto. E sintetizza il quadro di riferimento dei KPI suddivisi in base alla tipologia di sito, al modello d’affari e agli obiettivi. Sei d’accordo con questa sintesi? Lascia la tua opinione nei commenti del blog.