Hai presente lo schermo del tuo smartphone? Perfetto, ora immagina che venga coperto interamente da un’immagine, un banner, un elemento grafico che ti impedisce di svolgere qualsiasi azione e di vedere altri elementi della pagina internet. Questo è un interstitial.

Ovvero, uno dei formati di ADV che alcuni considerano efficace. Ma che molti combattono fino alla fine. Tra questi oppositori troviamo anche Google. Infatti, da diverso tempo Mountain View dà indicazioni chiare sull’avversione nei confronti degli interstitial.
Mountain View considera questo formato invasivo e fastidioso. L’interstitial è un ostacolo alla buona Content Experience. Quindi all’UX e alla SEO. Stai ancora usando queste finestre di dialogo per le tue comunicazioni? Forse dovresti leggere il nostro articolo.
Per comprendere l’argomento possiamo iniziare con le spiegazioni: un interstitial (letteralmente interstiziale) è un formato grafico a schermo intero che compare sulle pagine di un’applicazione o di un sito web. Anche se tendiamo a considerare la natura mista di queste grafiche, sia commerciale che informativa, nella maggior parte dei casi parliamo di annunci pubblicitari che coprono l’intera misura della pagina di navigazione.
Impedendo all’utente qualsiasi azione. Non a caso, il termine interstiziale come aggettivo indica qualcosa che si trova in mezzo ad altre: gli interstitial pubblicitari si frappongono tra l’utente e il contenuto, diventando oggetto d’attenzione per tutti gli ad-blocker.
Non tutti gli interstiziali sono uguali, ci possono essere delle variazioni stilistiche e tecniche. Per approfondire l’argomento ti propongo una tabella con alcune soluzioni che potrai incontrare facilmente sul web. E sulle pagine di un portale online.
| Tipo | Descrizione |
| Splash screen | Appare durante il caricamento dell’app o del sito. |
| Pop-up interstitial | Carica durante la navigazione della pagina. |
| Prestitial | Visualizzato prima del contenuto principale. |
| Video Interstitial | Annunci e banner video a tutto schermo. |
Rispetto ad altri formati di ADV sul web, la differenza è nella capacità di bloccare completamente la visualizzazione e la navigazione. Altri banner informativi e commerciali occupano solo una porzione del layout, mentre l’interstitial pubblicitario si sovrappone al contenuto. Interrompendo il flusso dell’utente finché non viene chiuso o non scade un timer. Ecco perché è fastidioso come i peggiori pop-up.
Si parla di interstitial penality da parte di Google a causa di una user experience negativa. Ma è vero che molti continuano a utilizzare queste soluzioni perché possono portare dei vantaggi significativi, almeno nel breve periodo. Di sicuro sono soluzioni grafiche importanti.
Gli interstitial hanno un grande tasso di coinvolgimento, se devi far leggere un messaggio o avere l’attenzione del pubblico puoi contare sul loro aiuto. Inoltre, proponendo una grafica a schermo intero puoi utilizzare diverse soluzioni grafiche e video puntando anche su:
Tutto questo senza considerare che in alcuni casi parliamo anche di interstiziali informativi, addirittura obbligatori per indicare agli utenti alcuni parametri fondamentali a livello legale. Su questo fronte, però, sarà anche Google a dare delle indicazioni su come si possono evitare problemi tecnici in chiave SEO.
Non possiamo parlare di unità pubblicitarie a pagina intera a caso, ci sono delle qualità specifiche da rispettare per poter parlare a tutti gli effetti di interstitial pubblicitario. Quali sono i punti da riconoscere al volo?
Poi c’è l’impatto sulle prestazioni. Gli interstitial invasivi, spesso, caricano immagini ad alta risoluzione o script. Quindi possono influenzare negativamente i Core Web Vitals, in particolare tutto questo può incidere molto sul parametro Largest Contentful Paint (LCP).
Esiste una penalizzazione per gli interstitial sulle pagine web? Sì, lo dice Google in un update di diversi anni fa: “Il ranking delle pagine i cui contenuti non sono facilmente accessibili per gli utenti a partire dai risultati di ricerca da dispositivi mobili potrebbe risultare ridotto”.
All’interno del contenuti si fanno esempi di pop-up e interstitial invasivi in modo da chiarire apertamente cosa può essere considerato negativo per l’user experience. Ecco un esempio suggerito da Google:

Il motivo per cui Google potrebbe penalizzare le pagine web che presentano interstitial invadenti: queste finestre di dialogo – tendenzialmente presenti per scopi commerciali – rendono difficile agli utenti e ai software di scansione comprendere i contenuti. Se gli utenti pensano che il tuo sito sia difficile da usare, lo eviteranno. Andranno altrove ma non sulle tue risorse pubblicate online.
La logica è la stessa di quando si dice che bisogna migliorare il caricamento delle pagine web e utilizzare hosting performanti e server veloci per ridurre i tempi di caricamento. L’utente deve essere messo al centro. Se lo fai aspettare, o se riduci le finestre di lettura, offri contenuti scadenti. E Google tende a penalizzare chi non si preoccupa di fornire il miglior risultato possibile al lettore.
Da leggere: cos’è il pogo sticking per esperienza utente e SEO?
Quindi, è sicuramente vero che gli interstitial sono degli elementi negativi per la navigazione, per l’user experience e per il posizionamento sui motori di ricerca. Ma esistono anche delle esigenze commerciali, degli interessi economici e degli obblighi per mostrare determinate informazioni. Proprio Google ci ricorda che non sono un problema gli interstitial necessari a soddisfare un principio di legge, ad esempio per l’utilizzo dei cookie o per la verifica dell’età. Come muoversi per tutte le altre informazioni?

L’idea è quella di utilizzare banner che non utilizzano tutto lo spazio dello schermo, come mostrato nell’immagine in alto presa dalla guida di Google. Queste soluzioni che possono essere facilmente ignorati o chiusi. In sintesi, non oscurare l’intera pagina con gli interstitial. Per quelli obbligatori, verifica che le creatività siano sovrapposte ai contenuti per consentire a Google di indicizzarli.