C’è un trucco che molti siti web mettono in campo per impedire agli utenti di lasciare la pagina: è il back button hijacking. Si blocca il funzionamento del pulsante per tornare indietro che si trova in alto a sinistra in ogni browser. Questo strumento di navigazione è fondamentale per l’user experience e per consentire, ad esempio, di tornare indietro sulla SERP di Google se un risultato web non è soddisfacente.

Ti ricorda qualcosa questo passaggio? Rinfresco la memoria: pogo sticking, la tendenza ad abbandonare pagine web per tornare su una lista di risultati e sceglierne un altro. Influenzando così negativamente la valutazione che Google può fare di un contenuto. In realtà il pulsante per tornare alla pagina precedente sul browser non serve solo ad abbandonare un sito, si usa anche per muoversi al suo interno ma il back button hijacking penalizza anche questo aspetto. E c’è chi ha deciso di mettere un freno lato SEO a questo stratagemma poco limpido.
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Cerchiamo di chiarire questo punto attraverso parole semplici e specifiche: con il termine back button hijacking intendiamo un lavoro di manipolazione della navigazione utente su un sito web che punta a disabilitare i comandi per tornare indietro, alla pagina precedente.
Condizione che potrebbe includere l’abbandono del dominio con relativo abbassamento di metriche importanti come le pagine visitate e il tempo di permanenza sul sito: già sappiamo che Google monitora Dwell Time e altri parametri della user experience per determinare il ranking. Quindi, disabilitando questo comando c’è chi crede che si possa in qualche modo intrappolare l’utente e migliorare i parametri che possono essere utili.
In parte abbiamo già sviscerato il punto: si disabilita il bottone per tornare indietro sul browser con l’intento di costringere l’utente su una pagina. Più tempo resti sul sito, più aumentano le metriche di engagement, ma è anche un tentativo (disperato) di caricare nuovi banner pubblicitari, raccattare qualche click sull’ADV e impedirti di tornare ai risultati di Google per scegliere un concorrente.
Dal mio punto di vista, conviene sempre lavorare sulla qualità del contenuto e non su questi stratagemmi per mantenere l’utente sulla pagina anche perché i modi per superare il blocco ci sono. Al massimo, chiudo la pagina e di sicuro non tornerò mai più su un sito che praticamente mi sequestra. Oppure, puoi utilizzare dei banner non vincolanti che appaiono quando l’utente vuole uscire.
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Il back button hijacking si basa su una pratica borderline, è un dark pattern che può danneggiare pesantemente la SEO e l’esperienza utente (UX). Quindi, per una questione etica non voglio indagare sulle soluzioni tecniche per implementare questo passaggio sul tuo sito web. Ma solo per una questione di completezza nel trattare l’argomento posso ricordare che si tratta di un artificio tecnico.
Tutto è basato sull’inserimento di JavaScript sul sito internet in questione: l’utente ha l’impressione che il tasto “Indietro” sia rotto o che lo riporti sempre alla stessa pagina. Demolendo del tutto la user experience. Esistono anche dei plugin, non presenti nella directory ufficiale, che permettono di attivare questa funzione che ovviamente ti sconsiglio di attivare anche perché viene penalizzata da Google.
Andiamo al punto che ci interessa: di sicuro, questa tecnica è pessima per la user experience, l’utente non può decidere dove andare e sarà costretto a una serie di rage click per superare il blocco. O dovrà chiudere del tutto la finestra. Qual è l’entità che ha eletto la UX come elemento utile per definire la qualità del contenuto? Google. Ecco perché il motore di ricerca ha pubblicato una nota ufficiale.
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Qui si ricorda ai webmaster che il back button hijacking è considerata una tecnica di spam. Nello specifico, viene considerata una malicious practice perché crei una discrepanza tra le aspettative dell’utente e il risultato effettivo, portando a un’esperienza utente negativa e ingannevole. Ecco perché le pagine con il back button hijacking potrebbero essere soggette ad azioni manuali per spam o a penalizzazioni automatiche, con un impatto negativo nella Google Search. Cosa fare per risolvere il problema? Semplice, disabilitare le funzioni che provocano questa condizione.
Se stai utilizzando script che impediscono all’utente di tornare subito alla pagina precedente, devi semplicemente eliminare questa condizione: il limite ultimo per intervenire è il 16 giugno 2026. Poi scattano le penalizzazioni. Se il tuo sito è stato colpito da un’azione manuale e hai risolto il problema, puoi comunicarlo inviando una richiesta di riesame in Search Console.
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Invece di bloccare il tasto per tornare indietro, e rischiare una penalizzazione da Google, puoi lavorare su un fronte altrettanto valido e significativo: l’inserimento di un banner per intercettare momentaneamente l’uscita. Sono gli exit-intent pop-up, si installano con un plugin e non influenzano negativamente né l’UX né tantomeno la SEO. Infatti, hanno lo scopo di intercettare all’ultimo secondo l’uscita con un messaggio persuasivo. Ma non impediscono al lettore di abbandonare la scheda e questa è una cosa saggia.